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Lo svezzamento tradizionale è uno dei momenti che più incuriosiscono e, a volte, spaventano i genitori. È una fase di passaggio in cui il bambino non “perde il vizio del latte”, come si diceva un tempo, ma inizia ad affacciarsi al mondo dei cibi solidi. Oggi preferiamo parlare di alimentazione complementare, proprio per sottolineare che l’introduzione dei nuovi alimenti non sostituisce il latte materno o artificiale, ma lo affianca. Il latte, infatti, rimane l’alimento principale ancora per molti mesi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento esclusivo fino ai sei mesi e la sua continuazione – insieme ai cibi solidi – fino ai due anni e oltre, se mamma e bambino lo desiderano. Questo significa che non esiste un momento “standard” in cui un bambino debba smettere di prendere il latte: l’importante è che l’inizio dei primi assaggi arrivi quando il piccolo è davvero pronto.
Aggiornato a settembre 2025
Quando iniziare lo svezzamento tradizionale? I segnali di prontezza
Molti genitori si chiedono se esista un’età precisa per cominciare. La verità è che non c’è un giorno segnato sul calendario: ogni bambino ha i propri tempi. Intorno ai sei mesi, però, compaiono alcuni segnali che ci aiutano a capire che è pronto ad avvicinarsi al cibo.
Tra questi, la capacità di stare seduto con la schiena dritta, l’interesse crescente verso ciò che vede nel piatto dei genitori, la tendenza ad afferrare gli oggetti e portarli alla bocca, e la scomparsa del riflesso di estrusione, quel movimento della lingua che nei primi mesi spinge fuori ciò che entra in bocca.
Forzare questa fase non ha senso. Così come non serve avere fretta. Prima dei quattro mesi, l’introduzione dei solidi non è raccomandata: aumenterebbe il rischio di allergie e infezioni gastrointestinali, oltre a non rispettare i tempi fisiologici del bambino.
Un percorso che inizia prima dei primi assaggi
Lo svezzamento tradizionale non comincia nel giorno in cui offriamo la prima pappa, ma molto prima, quando il bambino partecipa alla vita a tavola con la famiglia. Verso i cinque mesi può essere utile iniziare a sedere il piccolo con noi durante i pasti, anche solo per osservare. È un modo per introdurlo alla convivialità del cibo, al ritmo delle nostre abitudini, agli odori e ai colori che lo incuriosiscono.
Questo “tirocinio” è importante tanto quanto l’introduzione del cucchiaino. Il momento del pasto non è solo nutrizione, ma anche relazione, gioco, esplorazione. Per questo è bene creare un clima sereno: niente fretta, niente pressioni. I bambini imparano osservando e sperimentando. Sporcarsi, toccare, assaggiare, rifiutare e riprovare sono tutti passi normali e necessari.
Come iniziare lo svezzamento tradizionale
Il modello tradizionale prevede l’introduzione graduale delle pappe. Si comincia di solito con un solo pasto al giorno, spesso a pranzo, per abituare delicatamente lo stomaco e la mente del bambino. Dopo qualche settimana, se tutto procede bene, si aggiunge un secondo pasto.
È importante sapere che all’inizio le quantità non contano. Il bambino potrà mangiare solo qualche cucchiaino oppure terminare un piccolo piattino: entrambe le situazioni sono normali. Il punto non è “quanto” mangia, ma il fatto che stia sperimentando. Anche il rifiuto di un alimento non deve spaventare: può volerci tempo perché un sapore venga accettato. Gli studi ci dicono che servono anche otto o dieci esposizioni prima che un bambino accolga un nuovo gusto senza resistenze.
Un consiglio utile? Non proporre la pappa quando il bambino è troppo affamato. Può sembrare controintuitivo, ma funziona: offrire latte una mezz’ora prima lo predispone a vivere il nuovo cibo con curiosità, non come un ostacolo da affrontare al posto del suo nutrimento preferito.
Le regole che aiutano
Ci sono poi alcune accortezze che rendono più equilibrata l’alimentazione complementare:
* l’olio extravergine di oliva è l’unico condimento consigliato, sempre aggiunto a crudo;
* l’acqua va proposta regolarmente, anche se il latte materno contiene già moltissima acqua;
* il sale è da evitare del tutto, perché i cibi ne contengono già a sufficienza;
* lo zucchero non dovrebbe far parte della dieta almeno fino ai due anni, meglio se anche oltre.
Da non dimenticare: il miele è vietato fino a un anno, per il rischio di botulismo.
I falsi miti da sfatare
Lo svezzamento è anche un campo pieno di credenze tramandate. Eccone alcune da sfatare:
* Se porta la mano alla bocca, ha fame. Non è detto: spesso è solo un gesto legato alla dentizione.
*Prima inizia a mangiare, prima cresce. In realtà cresce meglio chi rispetta i propri tempi.
* Alcuni alimenti vanno introdotti più tardi. Le linee guida più recenti hanno chiarito che non serve rimandare l’introduzione di cibi potenzialmente allergenici come uova o pesce, purché il bambino sia pronto.
In sintesi
Lo svezzamento tradizionale non è una corsa a chi mangia di più o più presto. È un percorso che si intreccia con lo sviluppo motorio, emotivo e relazionale del bambino. Per i genitori significa esercitare soprattutto pazienza, osservazione e fiducia. Il cibo è nutrimento, certo, ma è anche scoperta, legame e gioia condivisa. Ma c’è di più: oggi si dibatte sulla scelta tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento ed è bene conoscere le caratteristiche anche di quest’ultimo per scegliere consapevolmente.
Bibliografia
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Guiding Principles for Complementary Feeding of the Breastfed Child. WHO, 2003. Disponibile su: www.who.int
- UNICEF. Complementary Feeding: Family Foods for Breastfed Children. UNICEF, 2019.
- Ministero della Salute. Linee di indirizzo nazionali per la prevenzione e la gestione dell’alimentazione nei primi 1000 giorni di vita. Ministero della Salute, 2019. Disponibile su: www.salute.gov.it
- Società Italiana di Pediatria (SIP). Svezzamento e alimentazione complementare: raccomandazioni pratiche. SIP, 2021.
- Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU). LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. IV Revisione, SICS Editore, 2014.
- European Food Safety Authority (EFSA). Scientific Opinion on the appropriate age for introduction of complementary feeding of infants. EFSA Journal, 2019.
- Koletzko B., et al. Introduction of complementary foods and later health outcomes. Pediatrics, 2019;143(6):e20190281.
- Fewtrell M., et al. Complementary feeding: A position paper by the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition (ESPGHAN). J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2017;64(1):119–132.
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