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Tra le domande che accompagnano quasi ogni inizio di svezzamento, quella sul sale e sullo zucchero è tra le più frequenti. E tra le più cariche di senso di colpa, perché spesso si scopre a posteriori di aver aggiunto un pizzico di sale alla pappa o di aver offerto un biscottino senza averci pensato troppo. La risposta che do sempre è questa: capire il perché di una raccomandazione vale molto più di seguirla alla cieca, e su questo argomento il perché è più articolato di quello che si legge di solito.

Perché non aggiungere sale durante lo svezzamento

Sale e zucchero in svezzamentoLa raccomandazione di non aggiungere sale alle pappe e agli alimenti complementari è chiara e condivisa da tutte le principali organizzazioni scientifiche internazionali, OMS inclusa. Il motivo che si sente citare più spesso è quello del sovraccarico renale: i reni del bambino non sarebbero maturi abbastanza per eliminare quantità eccessive di sodio. Questa affermazione contiene una parte di verità, ma è meno solida dal punto di vista delle evidenze di quanto sembri, perché i dati sulla tossicità renale di piccole aggiunte di sale in bambini sani sono limitati.

La ragione più robusta è un’altra, ed è anche più semplice: gli alimenti naturali che compongono una pappa ben costruita, le verdure, i cereali, la carne, il pesce, i legumi, contengono già sodio in quantità sufficiente a coprire il fabbisogno del bambino nella fascia 6-12 mesi senza nessuna aggiunta. Aggiungere sale non serve a livello nutrizionale, e abituare il palato a sapori marcatamente sapidi sin dall’inizio costruisce una preferenza che tende a consolidarsi nel tempo, con ripercussioni sull’alimentazione degli anni successivi e, a lungo termine, sul rischio cardiovascolare.

C’è anche un aspetto spesso sottovalutato: il sale è già presente, in quantità non trascurabili, in molti alimenti che utilizziamo nelle preparazioni del bambino. Il parmigiano, di cui parlo anche nell’articolo dedicato al suo utilizzo nelle pappe, è uno degli alimenti più ricchi di sodio che esistano. Aggiungerlo alla pastina e poi aggiungere anche il sale equivale a un doppio apporto che non ha senso né nutrizionale né pratico.

La regola concreta è quindi di non aggiungere sale nelle preparazioni, di non usare dado da cucina per i brodi e di prestare attenzione alla salinità degli alimenti già presenti nel piatto. Questo vale per tutto il primo anno di vita, ma è una buona abitudine da portare avanti anche oltre, tenendo le quantità basse e introducendo gradualmente piccole aggiunte solo quando il bambino inizia a condividere i pasti di famiglia in modo più strutturato.

Lo zucchero: una raccomandazione più netta

Sul fronte dello zucchero il discorso è diverso, e per certi versi più diretto. Le raccomandazioni OMS indicano di evitare gli zuccheri aggiunti almeno fino ai due anni, e questa indicazione ha una base scientifica più solida e meno sfumata rispetto a quella sul sale.

Il bambino nasce con una preferenza innata per il sapore dolce, è una predisposizione biologica che ha radici evolutive precise. Il latte materno è naturalmente dolce, e questa dolcezza è parte dell’esperienza nutrizionale ed emotiva delle prime settimane di vita. Il problema nasce quando si rinforza artificialmente questa preferenza con l’aggiunta di zucchero alle preparazioni, con il miele, con i succhi di frutta o con prodotti formulati per l’infanzia che contengono zuccheri aggiunti in quantità significativa.

Le ragioni per evitarli sono multiple e si rafforzano a vicenda. Lo zucchero aggiunto favorisce le carie, anche nei denti da latte che molti genitori erroneamente considerano meno importanti. Stimola l’insulina in modo ripetuto e costruisce abitudini alimentari che predispongono a sovrappeso, diabete e stati infiammatori cronici. E, soprattutto, abitua il palato a una soglia di dolcezza artificialmente alta che rende poi più difficile l’accettazione del sapore naturale degli alimenti, contribuendo a quella selettività alimentare che tanti genitori vivono come una battaglia quotidiana nei mesi successivi.

Un aspetto su cui vale la pena soffermarsi riguarda i prodotti commerciali specifici per l’infanzia. Molti omogeneizzati alla frutta, pappe dolci in polvere, biscotti per bambini e tisane istantanee contengono quantità di zuccheri aggiunti che non ci si aspetterebbe, a volte etichettati con nomi che suonano più naturali ma che hanno lo stesso effetto metabolico. Leggere le etichette, in questa fase, non è paranoia: è semplicemente informazione. Se stai valutando se usare omogeneizzati pronti o prepararli in casa, trovi un approfondimento nell’articolo sugli omogeneizzati industriali o fatti in casa.

Il miele: una categoria a parte

Il miele merita un paragrafo separato perché la ragione per evitarlo nel primo anno di vita non riguarda il profilo nutrizionale ma un rischio infettivo specifico: il botulismo infantile. Le spore di Clostridium botulinum possono essere presenti nel miele e, nell’intestino immaturo del lattante, trovano le condizioni per germogliare e produrre la tossina botulinica, con conseguenze potenzialmente gravi. Dopo il compimento del primo anno il sistema digerente è sufficientemente maturo da impedire questo processo, e il miele può essere introdotto senza rischi particolari. Prima di allora, anche piccole quantità, per esempio intinte sul ciuccio o aggiunte allo yogurt, sono da evitare categoricamente.

La frutta: dolcezza naturale che non va confusa con lo zucchero aggiunto

Sale e zucchero in svezzamentoUna precisazione che faccio spesso è questa: quando si parla di evitare lo zucchero durante lo svezzamento, non si parla della frutta. La frutta contiene fruttosio, uno zucchero naturale, ma arriva insieme a fibre, vitamine, minerali e acqua che ne modulano l’assorbimento e ne fanno un alimento di tutt’altra natura rispetto allo zucchero raffinato aggiunto. La frutta è un alimento prezioso fin dall’inizio dello svezzamento, e incoraggiarne il consumo in forma intera, non come succo, è esattamente quello che le linee guida raccomandano.

I succhi di frutta, anche quelli definiti 100% frutta senza zuccheri aggiunti, sono invece da limitare o evitare, perché privano il bambino della fibra, concentrano gli zuccheri e non offrono quell’esperienza tattile e sensoriale con il cibo che ha un valore educativo reale, soprattutto per chi segue un approccio di autosvezzamento.

Cosa succede se si sbaglia qualche volta

La domanda che mi arriva più spesso, alla fine, è questa: ho già dato un po’ di sale, ho già dato un biscottino. Ho sbagliato? La risposta onesta è che un episodio isolato non costruisce abitudini e non causa danni. Le raccomandazioni nutrizionali si riferiscono a pattern abituali, non a singoli eventi. Quello che costruisce o decostruisce la salute alimentare di un bambino è ciò che accade ogni giorno, nel tempo.

Quello che conta è avere una direzione chiara e un’informazione aggiornata per orientarsi, senza trasformare ogni pasto in un esame. Se vuoi approfondire come costruire un percorso di svezzamento solido e consapevole, il mio corso svezzamento e autosvezzamento: tagli sicuri e manovre di disostruzione affronta questi temi con il supporto di professionisti, inclusa la lettura delle etichette e la gestione pratica degli alimenti nella quotidianità. E se stai ancora ragionando su quale approccio fa per te, l’articolo su svezzamento tradizionale o autosvezzamento può aiutarti a fare chiarezza.

Fonti

World Health Organization (OMS). Guideline: Sodium intake for adults and children. Geneva: WHO; 2012.

World Health Organization (OMS). Sugars intake for adults and children. Guideline. Geneva: WHO; 2015.

World Health Organization (OMS). Complementary feeding: Protecting, promoting and supporting appropriate complementary feeding. 2023.

ESPGHAN Committee on Nutrition. Complementary Feeding: A Position Paper by the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2017;64(1):119-132.

Società Italiana di Pediatria (SIP). Maffeis C. Gli errori più comuni nello svezzamento: eccesso di proteine, zuccheri e sale. 2015.

FAQ

Perché non aggiungere sale durante lo svezzamento?

La ragione più robusta è un’altra, ed è anche più semplice: gli alimenti naturali che compongono una pappa ben costruita, le verdure, i cereali, la carne, il pesce, i legumi, contengono già sodio in quantità sufficiente a coprire il fabbisogno del bambino nella fascia 6-12 mesi senza nessuna aggiunta. Aggiungere sale non serve a livello nutrizionale, e abituare il palato a sapori marcatamente sapidi sin dall’inizio costruisce una preferenza che tende a consolidarsi nel tempo, con ripercussioni sull’alimentazione degli anni successivi e, a lungo termine, sul rischio cardiovascolare.

Cosa succede se si sbaglia qualche volta?

Quello che conta è avere una direzione chiara e un’informazione aggiornata per orientarsi, senza trasformare ogni pasto in un esame. Se vuoi approfondire come costruire un percorso di svezzamento solido e consapevole, il mio corso svezzamento e autosvezzamento: tagli sicuri e manovre di disostruzione affronta questi temi con il supporto di professionisti, inclusa la lettura delle etichette e la gestione pratica degli alimenti nella quotidianità. E se stai ancora ragionando su quale approccio fa per te, l’articolo su svezzamento tradizionale o autosvezzamento può aiutarti a fare chiarezza.

Quali sono le informazioni essenziali riguardo a sale e zucchero nello svezzamento?

Tra le domande che accompagnano quasi ogni inizio di svezzamento, quella sul sale e sullo zucchero è tra le più frequenti. E tra le più cariche di senso di colpa, perché spesso si scopre a posteriori di aver aggiunto un pizzico di sale alla pappa o di aver offerto un biscottino senza averci pensato troppo. La risposta che do sempre è questa: capire il perché di una raccomandazione vale molto più di seguirla alla cieca, e su questo argomento il perché è più articolato di quello che si legge di solito.

Quali sono le informazioni principali su «La frutta: dolcezza naturale che non va confusa con lo zucchero aggiunto»?

I succhi di frutta, anche quelli definiti 100% frutta senza zuccheri aggiunti, sono invece da limitare o evitare, perché privano il bambino della fibra, concentrano gli zuccheri e non offrono quell’esperienza tattile e sensoriale con il cibo che ha un valore educativo reale, soprattutto per chi segue un approccio di autosvezzamento.

Quali sono le informazioni principali su «Lo zucchero: una raccomandazione più netta»?

Il bambino nasce con una preferenza innata per il sapore dolce, è una predisposizione biologica che ha radici evolutive precise. Il latte materno è naturalmente dolce, e questa dolcezza è parte dell’esperienza nutrizionale ed emotiva delle prime settimane di vita. Il problema nasce quando si rinforza artificialmente questa preferenza con l’aggiunta di zucchero alle preparazioni, con il miele, con i succhi di frutta o con prodotti formulati per l’infanzia che contengono zuccheri aggiunti in quantità significativa. Le ragioni per evitarli sono multiple e si rafforzano a vicenda. Lo zucchero aggiunto favorisce le carie, anche nei denti da latte che molti genitori erroneamente considerano meno importanti.

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