Il pianto del neonato

“Non sapevo bene cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo… Il paese delle lacrime è così misterioso.”

Antoine De Saint-Exupéry

Un modo di comunicare

Il pianto del neonato è a tutti gli effetti un metodo comunicativo: è l’unico linguaggio che i neonati hanno a disposizione per comunicare.

Con chi devono comunicare?

Ai neonati interessa unicamente comunicare coi genitori, con la madre specialmente, con la quale hanno appena vissuto 9 mesi dall’interno.

La mamma conosce meglio di chiunque altro il proprio bambino/a, per mezzo di un legame prima di tutto istintuale.

Quella così detta “spinta naturale innata” che unisce in maniera esclusiva le madri coi propri cuccioli, dopo il parto tende ad essere dimenticata, o meglio accantonata e poco associata, proprio perché siamo tutti inseriti e facenti parte di un contesto comunitario fatto di regole esplicite, codici, diritti e doveri, azioni e reazioni concrete e fatti tangibili.

È quella precisa legge originaria del cuore, impulsiva e determinata, immediata ed automatica, che dovrebbe guidarci fedelmente, e di cui ci dovremmo fidare nel comprendere i bisogni reali che esistono dietro ogni pianto, riconoscendo cause e circostanze.

Pensiamo che i primissimi mesi i neonati piangono in media dalle 2 alle 3 ore al giorno: il pianto spesso genera ansia, stress, panico e frustrazione nei genitori.

Addirittura il pianto ha il potere di scatenare reazioni ancestrali nelle madri arrivando sino al batticuore ed allo sbigottimento.

Si tratta di un gergo primordiale: è utile recuperarlo dentro di noi proprio per interpretarlo al meglio e agire per il bene dei nostri figli, senza spaventarci o provare timore.//

Ogni lacrima ha un significato…

Ebbene sì: esigenze, sentimenti e disagi dei neonati devono essere tutti decifrati all’interno del pianto, ed ognuno è diverso; i nostri bambini attraverso questo sistema comunicativo ci chiedono aiuto, nutrimento, protezione e conforto.

IMPARIAMO AD ASCOLTARE, INTERPRETARE CORRETTAMENTE E GESTIRE

Le tipologie di pianto sono molteplici, e qualche buon consiglio per aiutarvi a distinguerle posso di certo darvelo: anche in assenza di parole, una volta capita la necessità sarà semplice e veloce offrire il necessario al nostro bambino/a, riportandolo/a presto ad una condizione di serenità.

Ricordiamoci che i neonati sono completamente dipendenti da noi:

anche il problema e la richiesta che ci può apparire banale e di poco conto, per loro è una seria ed estesa motivazione di disagio.

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Pianto del neonato dovuto alla fame

Il piccolo/a arriva a  questo punto perché ha già dato tutta una serie di segnali d’allarme e ora proprio non ce la fa più. Dobbiamo allora specializzarci nel cogliere gli input efficacemente dapprima della crisi ultima, ovvero la peggiore, anche perché altrimenti ci troveremo di fronte sì un bimbo/a affamato, ma ormai mal disposto ed innervosito oltremodo.

A cosa dobbiamo fare attenzione:

  • bimbo/a irrequieto/a
  • allunga e tende il collo all’indietro
  • si succhia le labbra
  • mette in bocca le manine

Anticipare e rispondere con immediatezza agli stimoli farà mangiare i nostri piccoli con più relax e distensione per loro e per noi, ed eviteremo che non siano disperati e affamati in maniera irrecuperabile!

Pianto dovuto al sonno

Cerchiamo di prevenire i picchi di sonno, perché anche qui, un bambino/a troppo stanco non si addormenterà facilmente, ma risulterà nervoso e incontenibile.

I segnali:

  • il bimbo/a si dimena
  • scalcia
  • è incapace di trovare una posizione
  • sbadiglia
  • si tocca il viso nervosamente

Offriamo un ambiente calmo e una condizione appartata; voce e contatto sono fondamentali; i  primi mesi tutti i bambini amano essere cullati e dondolati (ricordiamoci di effettuare sempre e solo movimenti leggeri ed estremamente delicati).

Pianto dovuto alla temperatura (caldo - freddo)

Dobbiamo regolarci per i nostri bambini esattamente col criterio che applichiamo sui noi stessi: ci copriamo o scopriamo a seconda di condizione e temperatura circostante.

I piccoli non devono affatto rimanere sempre e maggiormente coperti, non ce n’è alcun motivo.

Il bambino/a accaldato sarà affannato, infastidito, rosso in viso e sudato.

Se sarà infreddolito invece, noteremo facilmente un pianto tremolante, e magari qualche starnuto ripetuto.

Pianto del neonato dovuto al disagio da pannolino sporco

Che dire: tutti credo non vorremmo stare in una tale condizione, immaginiamo il disagio e la sofferenza che causerebbe!

Qui ci troviamo di fronte ad un pianto sicuramente più forte, improvviso, e che non accenna a placarsi finché il bambino/a non sarà sciacquato e pulito.

Facciamolo sempre subito il cambio del pannolino dopo la cacca, senza rimandare, eviteremo arrossamenti e rischi di probabili infezioni.

Per la pipì e in assenza di feci, è invece necessaria una certa regolarità, che prevede la sostituzione del pannolino circa ogni 3/ 4 ore.

Pianto del neonato dovuto alle coliche

Le coliche si presentano durante i primissimi mesi di vita.

Fanno parte di un’evoluzione fisiologica dell’apparato intestinale dei cuccioli.

Scopriremo un pianto acuto, disperato ed inconsolabile, vedremo il nostro bambino/a che si contorce, che tira le gambette e che si irrigidisce.

Utilissimi in questo caso gli approcci di massaggio neonatale (_cercalo tra l’elenco dei miei corsi disponibili), che introducono manovre delicate rilassanti e calmanti, adatte anche a situazioni dolorose come possono essere le coliche, studiate appositamente per riportare equilibrio e benessere nel bambino/a.

Sistemiamo il piccolo/a sdraiato/a con la pancia sull’avambraccio durante la crisi e aiutiamolo con qualche colpetto leggero sul sederino.

Portate pazienza anche se vi sentite impotenti: le coliche scompaiono spontaneamente generalmente dopo il primo trimestre di vita.

Pianto del neonato dovuto al bisogno di contatto

Anche i neonati si sentono soli?

Beh, direi di sì, specialmente i neonati!

Non è un semplice modo per attirare l’attenzione, non c’è vizio, e non c’è assolutamente nessun fine manipolatorio.

I piccoli hanno più che mai necessità della nostra presenza: si nutrono non solo di latte ma anche del buono e sicuro contatto che i genitori sanno fornire loro.

Vivono soprattutto del legame che hanno con noi.

Noterete che pianto e lamenti cesseranno in questo caso quando prenderemo il nostro bambino/a in braccio.

Pianto dovuto a malessere e malattia

I genitori conoscono i comportamenti dei propri figli e capiscono quando ci sono motivazioni di malessere fuori dal comune o quando davvero i bambini non stanno bene.

Se il piccolo/a è inappetente, dolorante, più assonnato del solito e si lamenta senza tregua… misurate innanzitutto la temperatura.

Procedete senza esitare contattando il pediatra che vi guiderà nel migliore dei modi.

”Bisogna abituarsi ad un mondo nuovo mamme e papà, il mondo dei nostri bambini.

Vedrete che basterà entrare nell’ottica, prendere il ritmo e capirne le regole: poi le gioie supereranno i dolori, e sarà anche il vostro mondo fantastico per tutti gli anni a venire!”

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