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Far dormire il bambino nel lettone o no? Non è certo la prima volta che affronto questo tema e non sarà nemmeno l’ultima.
Tanto nel mio libro, quanto nei miei articoli e attraverso i miei canali social, ho affrontato la questione. Ogni volta scoprendo veri e propri schieramenti tra chi è favorevole e chi è contrario. Ma, come fare la scelta giusta?
Dal mio punto di vista è opportuno proporre un approccio bilanciato tra questi due estremi tanto polarizzati. La decisione sul co-sleeping (ovvero la condivisione dello spazio di sonno con il proprio bambino) dipende da molteplici fattori, per questo non esiste una risposta univoca e, per lo stesso motivo, torno sull’argomento attraverso questo articolo.
Cos'è il Co-sleeping?
Il termine “co-sleeping” si riferisce all’organizzazione del sonno che coinvolge genitori e figli. Esistono due modalità principali di co-sleeping:
- Bed-sharing su una superficie condivisa, come il letto dei genitori.
- Co-sleeping nella stessa stanza, dove il bambino dorme in una culla o lettino posizionato vicino al letto dei genitori.
Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi. Va detto, inoltre, che ciascuna può influenzare il modo in cui il bambino si addormenta e dorme durante la notte. Ciò premesso è importante evidenziare che il co-sleeping non è una necessità assoluta, né una minaccia assoluta per la vita del bambino a patto che vengano rispettate le norme di sicurezza.
Cosa ci dice la scienza?
Negli ultimi decenni, la questione del co-sleeping è stata oggetto di studio da parte di medici e ricercatori.
Secondo la AAP “American Academy of Pediatrics”, il posto più sicuro per far dormire il neonato nei primi sei mesi è in una culla o lettino posizionato nella stessa stanza dei genitori. Questo riduce il rischio di soffocamento, asfissia o schiacciamento, eventualità più probabili se il bambino condivide la stessa superficie di sonno con gli adulti.
Il co-sleeping su una superficie condivisa, spesso definito “bed-sharing”, è stato oggetto di studi che hanno mostrato i rischi per la salute del neonato. Tra questi rischi, i più comuni includono il soffocamento e la sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). Anche se il contatto fisico tra madre e figlio può essere rassicurante per il bambino,la stanchezza unita alla mancanza di sonno dei genitori possono compromettere la sicurezza del piccolo. Pertanto, se si opta per il bed-sharing, è fondamentale farlo in modo consapevole e prendendo le dovute precauzioni.
I benefici del co-sleeping
Uno dei principali vantaggi del co-sleeping è il supporto all’allattamento notturno. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che la vicinanza del bambino alla madre durante la notte facilita l’allattamento al seno, rendendolo più frequente e regolare. Ciò, peraltro, consente alla madre di restare a letto senza doversi alzare per raggiungere il piccolo in un’altra stanza.
Tuttavia, non è stato rilevato alcun vantaggio specifico nell’allattamento notturno tra le due forme di co-sleeping (superficie condivisa o stanza condivisa). Entrambe le modalità favoriscono una maggiore attenzione ai bisogni del bambino, aiutando i genitori a rispondere prontamente ai suoi segnali.
Un altro beneficio del co-sleeping è il miglioramento della comunicazione tra genitori e figli. Condividere lo spazio di sonno aiuta a sincronizzare il ritmo circadiano del bambino con quello dei genitori, favorendo il consolidamento del sonno del piccolo. Questo aspetto può anche aiutare a ridurre il livello di stress del neonato.
Il co-sleeping e il sonno disturbato
Uno degli svantaggi più comuni del co-sleeping, però, è la frammentazione del sonno. I bambini che dormono insieme ai genitori tendono a svegliarsi più spesso durante la notte rispetto a quelli che dormono da soli. Questo può influenzare negativamente anche il sonno dei genitori.
Uno studio ha mostrato che, a sei mesi, i bambini che praticavano il co-sleeping, sia su una superficie condivisa che nella stessa stanza, avevano più risvegli notturni rispetto a quelli che dormivano da soli.
A dodici mesi, i bambini che dormivano da soli avevano un tempo di sonno medio più lungo e ininterrotto.
Le madri che praticano il co-sleeping spesso riportano che i loro bambini si addormentano più facilmente, ma si svegliano più frequentemente.
È interessante osservare che queste madri tendono a percepire il sonno dei loro piccoli come meno problematico. Questo anche se le misurazioni scientifiche mostrano un sonno più frammentato per la famiglia nel suo complesso.
Co-sleeping e attaccamento
Una delle domande più frequenti è se il co-sleeping possa rafforzare l’attaccamento tra genitori e figli. Gli studi in merito sono controversi. Alcuni suggeriscono che il bed-sharing favorisca un legame di attaccamento più forte, mentre altri non riportano alcuna differenza significativa. È importante ricordare che il legame di attaccamento si sviluppa attraverso una combinazione di fattori e non dipende esclusivamente dall’organizzazione del sonno. Scegliere, dunque, di fare dormire il bambino nel lettone non deve passare solo attraverso la fiducia che ciò possa agevolare la relazione con lui.
La scelta dei genitori
La decisione di far dormire il bambino nel lettone o meno è, alla fine, una scelta personale e familiare. Non esiste una risposta universalmente corretta. Ciò che funziona per una famiglia potrebbe non funzionare per un’altra.
La decisione, quindi, dovrebbe essere presa in base alle dinamiche familiari, ai ritmi di vita dei genitori e, ovviamente, alle necessità del bambino.
Tuttavia, è fondamentale che i genitori siano consapevoli dei rischi associati al bed-sharing. Sebbene possa sembrare conveniente non doversi alzare dal letto per allattare, soprattutto quando si è esausti, bisogna tenere conto delle potenziali conseguenze per la sicurezza del neonato.
Un’opzione più sicura è quella di praticare il co-sleeping nella stessa stanza, con il bambino che dorme in una culla o navicella accanto al letto dei genitori.
In conclusione
In conclusione, far dormire il bambino nel lettone non è né un errore né una scelta obbligatoria. Essere correttamente informati e consapevoli è il primo passo per garantire il benessere del proprio bambino e della propria famiglia. A tale scopo scarica l’ebook gratuito con tutte le indicazioni per la condivisione del letto con il tuo bambino.
Ricorda:
- Far dormire il bambino nel lettone è una questione complessa che richiede una riflessione approfondita.
- Il co-sleeping può offrire vantaggi come un maggiore supporto all’allattamento e una migliore comunicazione tra genitori e figli, ma comporta anche rischi, soprattutto se praticato su una superficie condivisa.
- Il sonno frammentato è un problema comune per le famiglie che optano per il bed-sharing, e può influire sia sulla qualità del sonno del bambino che su quella dei genitori.
- Per prendere una decisione consapevole, è importante informarsi adeguatamente sui pro e i contro del co-sleeping e valutare attentamente le esigenze di sicurezza.
- Alla fine, la scelta migliore è quella che tiene conto delle specifiche circostanze familiari, del benessere dei genitori e del bambino, e delle raccomandazioni di medici e pediatri.
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