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Il touched out materno è una sensazione che molte madri sperimentano senza sapere che ha un nome, touched out appunto, detta anche sindrome da esaurimento materno. Il termine è inglese e solo recentemente è stato coniato. Lo si utilizza per descrivere quel senso di sopraffazione psichica, ma anche fisica, che avvertono le mamme soprattutto quando i figli sono ancora molto piccoli. Si manifesta come una sorta di avversione al contatto fisico anche da parte del partner e, dunque,  non solo da parte del bambino.

 

Il touched out materno in cosa consiste

Il touched out materno, oltre ad essere una sensazione molto comune, è anche estremamente trasversale. Lo ritroviamo, infatti, in tutte le culture in cui le donne si prendono cura dei figli a tempo pieno. Ovunque, nel mondo, è presente. In particolare, dove manca un fattivo supporto familiare per la donna o dove le politiche a sostegno delle madri (in particolare lavoratrici) siano carenti. 

Si tratta di un vero e proprio esaurimento psicofisico ed emotivo dovuto alla continua richiesta di contatto e interazione da parte del bambino

In condizioni di già precaria stabilità, quali sono quelle tipiche della maternità e del post parto, questa sensazione può diventare molto invasiva. Non di rado si arriva a desiderare un reale distacco fisico e mentale dal piccolo. Ci si sente esauste, sopraffatte, irritabili e demotivate fino a provare un vero e proprio risentimento nei riguardi del figlio. 

Ebbene, tutto questo è assolutamente normale. E’ fisiologico sentirsi sfinite perché le condizioni provocano tale sfinimento. Mancanza di sonno, di aiuto, di qualcuno che ci dia il cambio lasciandoci del tempo per noi, sono alla base di questa sindrome. 

Come non bastasse, anche il volere aderire alle aspettative altrui, in termini di adeguata genitorialità, ci mette alla prova. In altre parole, è comune vivere un fastidio quasi epidermico, desiderare una pausa e non significa affatto che si ami meno la propria creatura

La realtà descritta in un film

Nel film “Tully” (2018), Charlize Theron interpreta il ruolo di una madre di tre figli, di cui uno neonato, che ad un certo punto cade in preda al Touched out materno. Ad un certo punto Marlo piange disperata in presenza della sua cara amica Tully. 

Questo il loro dialogo:  

Marlo: “Non so, mi sento come se stessi vivendo in un mondo dove mi chiedono sempre di più e io non riesco a dare abbastanza. Ho bisogno di una pausa.”

Tully: “Sai, penso che tutte le mamme si sentano così. Quando ti senti sopraffatta, pensi di non poterlo fare, ma poi trovi il modo di farcela.”

Marlo: “No, non è solo questo. È come se mi toccassero in continuazione. Non riesco nemmeno a respirare. E poi c’è lei, la bambina. Come faccio a fare in modo che lei si senta amata?”

Tully: “Non lo so. Ma tu ci riuscirai, Marlo. Hai sempre fatto del tuo meglio. Sei una buona madre.”

Ebbene, l’ultima frase pronunciata da Tully racchiude l’essenza di ciò che realmente serve dire ad una mamma in preda allo sconforto: “sei una buona madre”.

Dentro questa affermazione risiede una delle migliori risposte all’ansia e alla paura di qualunque neo mamma, ovvero non sarai perfetta ma sei adeguata e tutto ciò che senti ha diritto di cittadinanza nell’universo genitoriale. 

Touched out materno e scienza

Esistono parecchi studi su questa materia, dato che rafforza il concetto della grande diffusione del problema. 

 

  • BMC Public Health 2016: lo studio è stato condotto in Svezia su madri di bambini da 0 a 3 anni. Ebbene il 28% delle donne ha dichiarato di sentirsi touched out. Le cause riportate sono state mancanza di sonno, poco supporto da parte del partner e la presenza di altri figli.
  • Midwifery 2017: un ulteriore studio, condotto questa volta in Turchia, ha confermato le cause del touched out materno. Diversa è stata  l’incidenza percentuale, più elevata e pari al 35,4% delle donne intervistate.
  • Woman and Birth 2018: questo studio ha preso in esame madri con figli di età inferiore ai 12 mesi confermando quanto emerso in precedenza. La percentuale, in questo caso, è stata del 33,8%.

Conseguenze cerebrali del Touched out materno

Gli studi scientifici a questo riguardo sono ancora limitati e in fase di sviluppo, ciò nonostante alcuni studi preliminari suggeriscono che vi siano temporanee conseguenze sul cervello delle madri. 

Frontiers in Behavioral Neuroscience nel 2019 ha pubblicato uno studio che evidenzia alcune differenze strutturali nel cervello delle madri che hanno sviluppato la sindrome. Queste mostravano, infatti, una minore densità di materia grigia in alcune aree del cervello, come l’insula e la corteccia prefrontale mediale. Tali aree sono coinvolte nella regolazione dell’emozione e della risposta allo stress.

La neuroscienza, in questo senso, sta facendo passi da gigante e non è escluso che la ricerca ci porti verso nuove frontiere nella comprensione e nella risposta al fenomeno. 

 

il touched out materno

il touched out materno

Quando può verificarsi il Touched out materno

Le circostanze che, protratte a lungo nel tempo, possono causare Touched out materno sono molte. Di seguito le più comuni: 

 

  • Un allattamento con poppate molto  durature lungo le 24 ore e  che si protrae per parecchi mesi
  • Un bambino che richiede di essere costantemente tenuto in braccio o intrattenuto
  • Il protrarsi di giornate sempre identiche a casa con i figli richiedenti contatto fisico
  • Una o più nottate trascorse sveglia per assistere il bambino
  • Quando si ha difficoltà a fare rispettare i confini fisici al piccolo

Touched out e Burnout

Touched out” materno e “burnout” sono entrambi termini che descrivono una sensazione di esaurimento e sopraffazione. Mentre, però, il primo si riferisce alla genitorialità, il secondo riguarda generalmente l’esaurimento legato al lavoro

Entrambe le sensazioni possono presentarsi in caso di prolungata esposizione a situazioni stressanti o impegnative, ed hanno, sostanzialmente, conseguenze simili. In linea di massima il burnout lavorativo si origina da vari fattori tra i quali pressione lavorativa, mancata collaborazione tras colleghi o insoddisfazione professionale. 

Le similitudini sono molte e l’approccio prevede in entrambi i casi il prendersi cura di sé, il chiedere supporto in caso se ne senta il bisogno e l’accogliere  il malessere come possibile conseguenza di un eccesso di stress. 

Come comportarsi in caso di Touched out materno

Compreso, dunque, che il touched out materno esiste ed è legittimo viverlo, voglio sottolineare ancora una volta che la genitorialità richiede forza, dedizione e impegno. Per questo motivo tutti possiamo correre il rischio di esaurire le nostre energie. 

Vediamo, dunque, come è meglio reagire. 

Chiedere aiuto e delegare

Accorgersi che si stanno superando i propri limiti di sopportazione è fondamentale. In quel caso è opportuno chiedere supporto, aiuto e saperlo fare in maniera chiara ed esplicita. Non c’è nulla di cui vergognarsi, nulla da temere. Delegare alcune delle proprie responsabilità non significa abdicare dal proprio ruolo, significa soltanto sospendere la nostra presenza per ricaricare le batterie esaurite. 

Ritagliarsi del tempo personale 

Come ripeto molto spesso, prendersi cura di sé significa anche migliorare la relazione con il bambino. Nessuna madre può ritenersi onnipotente. Se e lo facesse sarebbe un grande sbaglio.

Quando insisto nel ribadire l’importanza dei corsi sull’allattamento, e non solo, sono mossa dalla profonda consapevolezza che la conoscenza di ciò a cui andiamo incontro debba essere ampia e aggiornata. Un neonato e un lattante richiedono costantemente le nostre cure e attenzioni e se non siamo consapevoli di ciò, rischiamo di sentirci sopraffatte dal grande dispendio di energie psichiche e fisiche. Informiamoci e formiamoci per tempo ed alleggeriamo, così, la portata degli eventi.

Fermarsi in tempo

Mantenere la lucidità necessaria a comprendere che stiamo esaurendo le energie a nostra disposizione è il passo più importante. Quando dico “fermarsi in tempo” intendo che non bisogna giungere al completo esaurimento delle proprie forze. Questo è estremamente importante per evitare di ritrovarsi in una condizione di tale stress tanto da cedere alla sindrome del bambino scosso. Il pericolo di perdere completamente il controllo va scongiurato con ogni mezzo. Meglio mettere in sicurezza il piccolo ed allontanarsi per qualche minuto, possibilmente chiedendo contestualmente aiuto. 

Bibliografia 

  • “Feeling Overwhelmed After Baby Arrives? You’re Not Alone.” di Stephanie M. Mihalas, pubblicato su Psychology Today il 18 giugno 2019.
  • “How To Cope With Mom Burnout” di Liz Frazier Peck, pubblicato su Forbes il 3 maggio 2019.
  • “How to Manage Postpartum Fatigue and Stress” di Kristeen Cherney, pubblicato su Healthline il 27 giugno 2019.
  • “How to Cope When You’re Overwhelmed as a New Mom” di Katherine Lee, pubblicato su Verywell Family il 30 settembre 2019.
  • “Overcoming New Mom Burnout” di Jessica Hartshorn, pubblicato su Parents il 15 gennaio 2020.

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